LA MASCHERA DEL DOTTORE DELLA PESTE

Esiste una maschera carnevalesca distintiva veneziana con sfumature sinistre e significato storico per i medici perché appartiene al “Dottore della peste”. Il costume presenta una maschera bianca a becco, un cappello nero e un abito cerato e un bastone che serviva ad alzare le vesti dell’ammalato. Questo è stato indossato dai medici della peste medievali come protezione secondo la teoria del miasma della propagazione della malattia. Ma un ruolo fondamentale lo aveva soprattutto la maschera, in quanto erano convinti che un possibile contagio avvenisse soprattutto attraverso il respiro dei malati che andavano a visitare. Perciò il becco della maschera (lungo 50 cm) serviva per contenere una miscela chiamata “Teriaca” composta di ben 55 diverse erbe aromatiche che fungevano da filtro. Si trattava di miscuglio di polveri tra cui cannella, lavanda, timo, mirra, ambra, foglie di menta, canfora, chiodi di garofano, aglio e spugne imbevute di aceto o altro come la polvere di carne di vipera.

Spesso questa maschera viene associata alla pandemia della peste nera, cioè quella che si diffuse a partire dal 1346, ma viene anche attribuita al medico francese Charles de l’Orme (1584-1678), che la utilizzava per andare a trovare i suoi malati.

I medici della peste erano dei dipendenti pubblici assunti dai villaggi o dalle città quando una pestilenza colpiva la popolazione. Avevano il compito di alleviare le sofferenze degli appestati e compilare il libro pubblico in cui venivano registrate le ultime volontà dei moribondi. Durante le fasi acute delle epidemie erano gli unici a poter girare liberamente per le città, nelle quali solitamente vi era il coprifuoco perenne con pena di morte, e si occupavano di compilare anche i registri funebri per avere una stima completa della conta dei morti.

La peste (o morte nera), ha devastato l’Europa per diversi secoli con ogni pandemia che ha lasciato milioni di persone morte. La causa del contagio non era nota, né esisteva una cura, che aumentò la diffusa disperazione e paura. Venezia era un importante porto marittimo e ogni visita della peste (a partire dal 1348) devastò la popolazione locale. In risposta, i veneziani furono tra i primi a stabilire i principi della quarantena e dei “Lazzaretti” che usiamo ancora oggi.

Questa sciagura é ben stata raffigurata in testi spesso accompagnati da disegni e incisioni con il “Dottore con il becco”. E questi libri ancora oggi sono utili per comprendere la gravità della pandemia che trasformò radicalmente molti Paesi e soprattutto le abitudini delle persone. Oggi, tutti questi documenti sono conservati accuratamente in archivi e biblioteche di tutto il mondo e rappresentano una importante fonte di ricerca e studio della storia delle pandemie. Al riguardo va evidenziata l’importanza della digitalizzazione di questi patrimoni culturali che consente che nulla più venga disperso.

 

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